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La storia di Massimiliano Mattei

Dalla sedia a rotelle ai mondiali di surf, la storia di Massimiliano Mattei
Livorno, paralizzato dalla vita in giù dopo un incidente ha potuto coltivare la sua passione con una tavola adattata: questa è la mia storia
di Ursula Galli

LIVORNO. La voglia di solcare le onde, e la forza di volontà, battono la disabilità. Massimiliano Mattei, livornese nato nel 1976, da sempre appassionato di surf ma paralizzato dalla vita in giù da qualche anno a causa di un incidente stradale, volerà a dicembre ai mondiali di surf (Stance Isa world adaptive surfing championship) a San Diego, in California.
La tavola adattata con cui si allena l’ha ideata lui stesso, applicando delle maniglie e dei cuscini che gli consentono di surfare anche disteso. Ora fa parte del team di surfisti diversamente abili (il ligure Fabrizio Passettie il sardo Fabio Secci) affiliato al Fisurf, la Federazione italiana di surf da onda, da qualche tempo sotto osservazione del Coni che rappresenterà l’Italia in America.
Massimiliano Mattei e i suoi compagni…
Massimiliano Mattei e i suoi compagni di surf
Insieme, per la loro avventura californiana stanno raccogliendo il denaro necessario con un crowdfunding (questo il link dove donare https://www.gofundme.com/ 2h5tpg4): “Ci avevamo provato anche l’anno scorso, ma le spese sono davvero tante e non ce l’abbiamo fatta”, racconta.

Massimiliano, com’è nata la sua passione per il surf, e come sei arrivato all’avventura californiana?

«A quindici anni ho scoperto il surf, dopo avere lasciato lo skate, che praticavo da bambino, e ho cominciato a sfruttare il più possibile il mare della mia città. Ho frequentato per due anni il Nautico, attratto dalla possibilità di lavorare sul mare, ma non ero proprio uno studente modello, quindi ho lasciato. Successivamente ho frequentato un corso di scuola alberghiera organizzato dalla Provincia, e ho ottenuto l’attestato di cuoco. Era quella la mia vera passione, anzi, il vero rimpianto è di non trovare cucine accessibili a chi è in sedia a rotelle, per poter lavorare. Comunque, feci due anni di tirocinio in un ristorante sull’Amiata, dove ho approfondito conoscenze e pratiche, e poi sfruttando l’occasione che mi ha dato mio padre, socio di due ristoranti nelle Filippine, sono partito per questa nuova avventura. Ho lavorato a Manila, dove un po’ alla volta il mio nome si è fatto conoscere, ero un giovane cuoco, una promessa dei fornelli, almeno così dicevano i clienti e anche mio padre. A Manila, non ho perso l’amore per il surf, anzi la passione è aumentata. Avevo la possibilità di surfare nell’Oceano, il sogno di tanti surfisti».
Poi l’incidente…
«Un banale incidente stradale con la moto, e il mio mondo si è improvvisamente capovolto. Il ricovero, l’operazione, le speranze, poi il duro, drammatico responso: non avrei più potuto camminare. La mia unica compagna sarebbe diventata la mia sedia a rotelle. Una sentenza che all’inizio non volevo accettare, io che credevo di essere indistruttibile, io che fin da piccolo ero autonomo, mi trovavo a dover dipendere da altri, ad organizzare la mia vita in funzione di questa nuova realtà da affrontare. Passo un anno facendo le terapie consigliate, vengo dimesso e mi accorgo che nonostante tutto ho ancora tante possibilità di praticare gli sport che fin da piccolo amavo. Grazie alla S.I.L. (Sport Insieme Livorno) di Claudio Rigolo mi sono avvicinato al basket, ho provato col tennis, e poi anche con la boxe, che avevo praticato già a Manila».

Ma come è tornato al surf?

«Nonostante già, grazie a quegli sport provassi a fare una vita “normale”, a superare il trauma di trovarmi in un letto e in carrozzina, mi mancava il grande amore della mia gioventù: il surf. Mi sono quindi riadattato una tavola di poco prezzo comprata da Decathlon, successivamente l’ho fatta perfezionare da degli specialisti del settore, i TwinsBros. Non so descrivere la prima volta che, in tuta, con la mia tavola speciale, ho sentito nuovamente l’odore del mare, il sapore amico del vento e delle onde. Mi è poi venuta la voglia di allargare il giro a chi, magari non sa o non ci pensa, che anche con qualche “problema”, si può andare in mare. Ho preso il brevetto di istruttore per disabili, anzi come dico, diversamente abili, e quest’anno ho aperto con due amici la mia prima scuola di surf, aperta a tutti, normali e ” sfortunati”. Il nome è “Surf 4 Al”, perché abbiamo messo in acqua su tavole o su sup all’American Beach di Tirrenia, chiunque avesse voglia di provare . Il mare non ha occhi, il mare non fa distinzioni, il mare accoglie chi lo ama e chi lo vuole affrontare. Una tavola, un po’ di onde, un po’ di vento e il miracolo ogni giorno si compie. Nel sorriso di chi ti dice grazie, nello sguardo felice di chi non pensava mai di farcela a surfare c’è la ricompensa più bella».

Quanto si allena per la competizione?

«Almeno 3/4 volte a settimana sono in mare, anche se sono condizionato ovviamente dalla presenza o meno delle onde, e poi vado in palestra, ho due personal trainer del Solidago di Tirrenia e dell’Accademia dello Sport di Livorno, Luca e Tatiana che ringrazio tantissimo. Vorrei ringraziare anche Federico Eclipse chiamato il maestro che sta lavorando con me a un nuovo progetto , una tavola veramente speciale in costruzione per i mondiali Isa».

Cosa si aspetta dai mondiali in California?

«Principalmente che le istituzioni italiane si accorgano di questo sport, come avviene in altri paesi, dove ci sono sovvenzioni e investimenti, ad esempio piscine con le onde artificiali per gli allenamenti, come in Spagna e nel Galles. Il surf per disabili è nuovo, per ora siamo in pochi, ma ci possono essere sviluppi importanti.Poi c’è naturalmente l’orgoglio personale di andare là a rappresentare l’Italia. Un’emozione , un’esperienza unica, e allora mi dico: Massi, qualcosa hai fatto, per te e per gli altri. Ecco questo sono io:Massimiliano Mattei, il ragazzo che voleva surfare e che con tanta voglia e passione ce l’ha fatta».

Author: surf4all

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